Contratti di Solidarietà di TIPO B

Contratti di Solidarietà di TIPO B

Roma 16 febbraio 2009

Oggetto: contratti di Solidarietà di TIPO B
Errata corrige


Cari compagni e compagne,

con riferimento alla circolare inviatavi il 26 gennaio u.s. in merito ai contratti di solidarietà (di seguito denominati CDS) di tipo B, siamo a precisare che la guida inviatavi presenta degli errori, poiché alcune note sono riferite al contratto di solidarietà di tipo A. Nello scusarci con voi per l’errore, vi inviamo in allegato la guida “giusta” con tutti gli allegati, buttate quindi la precedente.

Il CDS di tipo B, meglio conosciuto come contratto di solidarietà “povero”, è stato introdotto con la legge n. 236/93 (art. 5 comma n. 5, 7 e 8) e si applica, nei nostri settori, a:
    tutte le imprese (es.: terziario, aziende appaltatrici di servizi di mense e di servizi di pulizia, alberghi, ecc.) purché abbiano occupato nel semestre precedente la data di presentazione della domanda, mediamente più di 15 lavoratori (si computano anche gli apprendisti). Precisiamo che i 15 dipendenti sono riferiti all’azienda e non alla singola unità produttiva o punto vendita o filiale, quindi vanno computati tutti i dipendenti dell’azienda occupati anche in più cantieri, appalti, ecc.
    alle imprese alberghiere nonché termali pubbliche o private operanti in località termali che presentano gravi crisi occupazionali, indipendentemente dal numero dei dipendenti;
    alle aziende artigiane con meno di 16 dipendenti iscritte ad enti bilaterali che beneficiano di un contributo da parte dell’ente medesimo nei casi di sospensione del lavoro.

Il CDS di tipo B, prevede che a fronte della riduzione dell’orario di lavoro, vi sia un’integrazione da parte dell’INPS pari al 25% della retribuzione persa corrisposta al lavoratore e 25% in egual misura corrisposta all’azienda. Esempio: riduzione dell’orario di lavoro pari a 10 ore settimanali di cui 5 senza alcuna retribuzione, 2,5 ore retribuite al lavoratore e 2,5 retribuite all’azienda. E’ bene che gli accordi prevedano che anche la quota che l’INPS corrisponde alle imprese, sia invece corrisposta al lavoratore per far si che la riduzione dell’orario di lavoro incida meno sulla retribuzione, così, rispetto all’esempio di cui sopra, il lavoratore avrà una riduzione del salario pari a 5 ore settimanali, anziché 7,5.

Poiché l’integrazione non incide sugli istituti differiti (tredicesima, ferie, ecc.) è bene che gli accordi, ove possibile, prevedano la maturazione degli stessi almeno per la parte che compete al lavoratore.

Alcune strutture ci hanno chiesto se l’integrazione è soggetta ai massimali previsti per la CIGS, la risposta è NO poiché il contratto di solidarietà di tipo B si applica alle imprese che non hanno diritto alla cigs e l’integrazione è relativa alle ore perse, di conseguenza non si applicano i massimali.

Poiché il contratto di solidarietà di tipo B è utilizzato al fine di evitare in tutto o in parte la riduzione di personale, può accadere che contemporaneamente vi siano per alcuni lavoratori licenziamenti e per altri il contratto di solidarietà. E’ ovvio che noi dobbiamo fare il possibile per evitare i licenziamenti ma, nel caso non fosse possibile, è bene stipulare due accordi distinti: uno sugli esuberi e l’altro sul contratto di solidarietà.

E’ possibile che le aziende cerchino di far firmare una sorta di liberatoria, nell’ipotesi che il CDS non sia approvato per esaurimento dei fondi. Ciò è comprensibile ma è bene che questa “rinuncia” non sia messo per iscritto nell’accordo sindacale ovvero nel contatto di solidarietà. Qualora abbiate notizie che sedi INPS non pagano o sospendono i pagamenti relativi a contratti di solidarietà seppur approvati, adducendo la motivazione che sono esauriti i fondi, vi invitiamo a comunicarcelo tempestivamente affinchè si possa intervenire immediatamente nei confronti del Ministero del Welfare per far stanziare nuovi fondi.

Cordiali saluti.
p. FILCAMS-CGIL
Marinella Meschieri




                        GUIDA RAPIDA AI CONTRATTI DI SOLIDARIETA’ DI TIPO B
Elaborata dalla Filcams Nazionale. Guida aggiornata al 16 febbraio 2009

Il contratto di solidarietà di tipo B è stato introdotto con la legge n. 236/93 (art. 5 commi 5, 7 e 8), circolare Ministero Lavoro n. 20 del 25 maggio 2004 (in allegato).

Causale dell’intervento

A differenza della CIGS che deve essere richiesta per una delle specifiche causali (crisi, ristrutturazione, ecc.) il contratto di solidarietà interviene in presenza di dichiarate eccedenze occupazionali, al fine di evitare in tutto o in parte la riduzione di personale.

Campo di applicazione

I contratti di solidarietà di tipo B, si possono applicare alle imprese che non rientrano nel regime di cassa integrazione straordinaria (Legge n. 236/93 art. 5 commi 5 e 8), ovvero alle imprese di tutti i nostri settori purché abbiano occupato mediamente più di 15 lavoratori nel semestre precedente la data di presentazione dell’istanza del trattamento di integrazione salariale. Nel computo dei dipendenti, si calcolano anche gli apprendisti. Precisiamo che i 15 dipendenti sono riferiti all’azienda e non alla singola unità produttiva o punto vendita o filiale, quindi vanno computati tutti i dipendenti dell’azienda occupati anche in più cantieri, appalti, ecc.

L’azienda è tenuta ad aprire la procedura di licenziamento collettivo previste dall’art. 24 della legge n. 223/91 (vedasi circolare n. 20/04 pag. 6 procedure per l’erogazione del contributo di solidarietà).

I contratti di solidarietà di tipo B si possono applicare anche a:

- imprese alberghiere nonché aziende termali pubbliche o private operanti nelle località termali che presentano gravi crisi occupazionali senza limiti rispetto al numero dei dipendenti (le zone di crisi sono identificate con un apposito decreto, in allegato);

- imprese artigiane con meno di 16 dipendenti iscritte ad Enti Bilaterali, che beneficiano di un contributo da parte dell’Ente nei casi di sospensione dal lavoro.

Sono escluse dall’applicazione del contratto di solidarietà le aziende che abbiano presentato istanza per essere ammesse ad una delle procedure concorsuali di cui all’art. 3, L. 23 luglio 1991 n. 223, ovvero siano state assoggettate ad una delle suddette procedure. Sono inoltre esclusi i datori di lavoro non imprenditori (sindacati, partiti, studi professionali, ecc.), nonché le imprese con meno di 16 dipendenti ad esclusione di quelle indicate sopra.

I contenuti dell’accordo sindacale

Il contratto di solidarietà deve contenere i seguenti elementi:

- dichiarazione e quantificazione degli esuberi da parte dell’azienda e ritiro della procedura;

- individuazione delle cause che hanno determinato gli esuberi, il numero delle ore da abbattere.

- È possibile prevedere modalità di eventuali deroghe (nel senso di una minor riduzione di orario) in presenza di temporanee esigenze di lavoro.

Lavoratori beneficiari

Possono utilizzare il contratto di solidarietà tutti i dipendenti che abbiano un rapporto di lavoro subordinato purchè costituito in data antecedente all’apertura della procedura di mobilità. Sono esclusi i lavoratori con qualifiche dirigenziali.

Lavoratori con contratti a termine, apprendisti, contratti d’inserimento: anche a queste tipologie d’impiego si può applicare il contratto di solidarietà e, in ogni caso, non oltre il termine di scadenza del contratto a termine, del contratto d’inserimento o dell’apprendistato, purché la riduzione di orari concordata non impedisca il raggiungimento degli obiettivi formativi.

Lavoratori a part-time: possono beneficiare del contratto di solidarietà in quanto lavoratori dipendenti, qualora sia dimostrato il carattere strutturale del part-time nella preesistente organizzazione del lavoro (criterio questo non precisato nella circolare ma riteniamo che per analogia con il contratto di tipo A - art. 3, c.2 D.M. 20 agosto, n. 31445 -, si debba applicare).

Riduzione orario

La riduzione dell’orario di lavoro può essere stabilita sia orizzontalmente che verticalmente ovvero, su base giornaliera, settimanale o mensile. La circolare n. 20 non precisa eventuali limiti in ordine alla riduzione dell’orario di lavoro ma riteniamo che si debbano applicare per analogia i criteri individuati per l’utilizzo del contratto di solidarietà di tipo A, che prevede:

Il contratto di solidarietà è considerato idoneo a perseguire il suo scopo quando la percentuale di riduzione d’orario concordata tra le parti è tale che il totale del numero delle ore non lavorate dalla complessiva platea dei lavoratori interessati al contratto medesimo, risulti superiore nella misura del 30%, ovvero inferiore nella stessa misura percentuale, al numero delle ore che sarebbero state effettuate dai lavoratori dichiarati in esubero. Il parametro di riferimento costante è costituito dall’orario di lavoro su base settimanale (circolare Ministero lavoro n. 8/2003 D.M. n. 31145 del 20/08/02). Esempio:

Orario di lavoro su base settimanale = 40 ore

Lavoratori dichiarati in esubero = n. 20

Lavoratori coinvolti dal contratto di solidarietà = n. 40

In tal caso, la riduzione dell’orario di lavoro dovrà essere pari al 50%, infatti:

ore 40 x n. 20 lavoratori = n. 800 ore che sarebbero state lavorate dai lavoratori in esubero; ore 20 x n. 40 lavoratori = n. 800 ore che sono complessivamente non lavorate dai lavoratori interessati al contratto di solidarietà. Affinché nell’esempio vanga rispettato il principio di congruità, il totale delle ore complessivamente non lavorate dai lavoratori coinvolti dal contratto di solidarietà può essere pari a: 1.040 ore ( 800 + 30% di 800); oppure – 560 ore (800 – 30% di 800).

Non sono ritenuti idonei i contratti di solidarietà che prevedono una riduzione oraria superiore al 50% qualora tale riduzione interessi più della metà dell’organico (D.M. 16 seNon sono ritenuti idonei i contratti di solidarietà che prevedono una riduzione oraria superiore al 50% qualora tale riduzione interessi più della metà dell’organico (D.M. 16 settembre 2003).

Può accadere che vi sia una ripresa (anche se non in modo generalizzato), del lavoro e si renda quindi necessario ridurre il numero di ore del contratto di solidarietà. In questo caso l’accordo sindacale, per soddisfare temporanee esigenze di maggior lavoro lo deve prevedere esplicitamente. L’azienda dovrà di conseguenza, comunicare l’avvenuta variazione di orario al competente ufficio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Qualora vi sia la necessità di procedere con un’ulteriore riduzione d’orario (ad es. l’accordo prevedeva una riduzione settimanale pari a 5 ore per lavoratore che deve essere portato ad es. a 8), è obbligatoria la stipula di un ulteriore accordo sindacale e la presentazione quindi di una nuova domanda.

Straordinario: in generale non sono ammesse prestazioni di lavoro straordinario per i lavoratori posti in solidarietà, oltre l’orario di lavoro a tempo pieno previsto dal contratto collettivo nazionale di categoria.

Integrazione salariale

La legge prevede un’integrazione salariale pari al:

- 25% della retribuzione persa corrisposta al lavoratore

- 25% in egual misura all’azienda.

Esempio riduzione d’orario pari a 10 ore settimanali di cui 5 senza alcuna retribuzione, 2,5 ore retribuite al lavoratore e altrettante all’azienda.

L’integrazione salariale è corrisposta/anticipata dal datore di lavoro che la pone a conguaglio con le somme dovute all’INPS.

Durata del contratto di solidarietà

Durata massima 24 mesi, ovvero 36 mesi in cinque anni (pagina 4 circ. n. 20/04)

Adempimenti amministrativi

L’azienda, per ottenere il contributo di solidarietà, deve presentare alla Direzione Provinciale del lavoro (DPL) competente per territorio, un’istanza in bollo (più due copie della stessa) alla quale devono essere allegati:

- l’accordo sindacale ovvero il contratto di solidarietà;

- il dettaglio dell’orario ordinario e dell’orario ridotto con riferimento al periodo di applicazione del regime di solidarietà (allegati n. 4 e 5);

- la scheda informativa contenente i dati strutturali dell’impresa, secondo l’apposito modello (all. n. 3);

- elenco nominativo del personale interessato, sottoscritto dal responsabile dell’azienda, con l’indicazione per ogni lavoratore :

a) la retribuzione lorda, con esclusione del compenso per prestazioni di lavoro straordinario;

b) numero di ore retribuite, riferite ai dodici mesi precedenti il periodo interessato dalla riduzione dell’orario di lavoro;

c) retribuzione media oraria pari al rapporto tra la retribuzione lorda ed il numero delle ore retribuite riferite ai dodici mesi precedenti la riduzione dell’orario;

d) il numero complessivo delle ore di riduzione per le quali si chiede il contributo:

e) l’importo dell’integrazione dovuto ad ogni lavoratore pari alla retribuzione media oraria per le ore di retribuzione richieste diviso quattro.

La DPL competente per territorio, quando ha ricevuto ’istanza, deve verificare che:

- l’impresa richiedente abbia tutti i requisiti necessari per poterne beneficiare;

- che il contratto di solidarietà sia autentico;

- che il contratto di solidarietà stipulato per le imprese con più di 15 dipendenti, sia stato stipulato nell’ambito di una procedura di mobilità, ovvero, per le aziende artigiane, sia stata avviata la procedura per richiedere il contributo ai fondi bilaterali.

Una volta effettuato il controllo, la DPL invierà l’istanza alla Direzione Generale Ammortizzatori sociali. L’importo del contributo di solidarietà, determinato sulla base dei dati forniti dall’azienda, è disposto con decreto direttoriale. Tale importo si riferisce a tutto il periodo di applicazione del regime di solidarietà comprendendo sia la quota spettante all’azienda che quella spettante ai lavoratori. In allegato al decreto deve essere presente la scheda informativa contenente l’individuazione dei lavoratori coinvolti dalla riduzione d’orario.

Il decreto, munito del visto dell’Ufficio centrale di bilancio, viene trasmesso alla Direzione Generale Ammortizzatori sociali, alla DPL e all’INPS – Direzione centrale prestazioni e sostegno del reddito – e sede provinciale competente.

La DPL è poi tenuta a verificare trimestralmente, l’effettiva riduzione dell’orario di lavoro sulla base della comunicazione che le aziende devono inviare trimestralmente alla quale devono allegare: elenco aggiornato dei lavoratori che hanno effettuato orario ridotto; l’indicazione per ogni lavoratore dell’effettiva riduzione dell’orario applicata e del relativo importo da corrispondere utilizzando i modelli allegati n. 4 e 6.

Una volta effettuata la verifica, la DPL comunica i risultati alla Direzione Generale Ammortizzatori sociali con l’importo di contributo da versare all’azienda.

La Direzione Generale Ammortizzatori sociali trasferisce all’INPS provinciale l’esatto importo che la stessa sede provvederà ad erogare all’azienda, la quale a sua volta provvederà a versare al dipendente.

Contributi ai fini pensionistici e riflessi sugli istituti contrattuali

L’integrazione salariale non ha natura di retribuzione ai fini degli istituti contrattuali e di legge, ivi compresi gli obblighi contributivi previdenziali ed assistenziali.

Al lavoratore spettano i contributi figurativi da accreditarsi d’ufficio ai fini pensionistici nella misura corrispondente all’intera retribuzione persa. Il lavoratore ha quindi la copertura per tutto il periodo, come se avesse lavorato.

Assunzioni a termine

Le aziende in contratto di solidarietà, in deroga a quanto previsto dall’art. 3 comma 1 del D.lgs n. 368/01, possono assumere lavoratori con contratti a termine, così come previsto dalla legge n. 172/02 art. 3 bis (in allegato).


MLPS_Circ_20_2004.pdf


Circolare20allegato1.pdf



VERBALE DI ACCORDO

PROCEDURE PER L’ACCESSO AI CONTRIBUTI PUBBLICI PREVISTI DALL’ART. 5 COMMA 8 DELLA LEGGE N.236 DEL 19 LUGLIO 1993

Nei casi di crisi congiunturale le parti, nelle sedi bilaterali sindacali previste dall’Accordo interconfederale 21 luglio 1988, capitolo RELAZIONI SINDACALI, punti 1) e 2), potranno sottoscrivere un accordo per procedere, in luogo di licenziamenti, alla riduzione dell’orario di lavoro e/o di sospensione di tutti o parte dei lavoratori dell’azienda interessata, nei limiti previsti dall’art. 5 comma 8 legge n.236 del l9/7/93.

La stessa sede sindacale invierà copia del suddetto accordo, trascritto dall’imprenditore e dal dipendente/i

interessato/i, al fondo regionale per la tutela della professionalità previsto dal medesimo Accordo

interconfederale 21/07/88 unitamente alla richiesta delle provvidenze previste in favore dell’impresa e dei

lavoratori interessati.

Il fondo regionale, in presenza dei regolari versamenti previsti e delle condizioni stabilite, accettata la richiesta di contributo, ne delibera l’erogazione, che avverrà secondo i tempi e le modalità proprie del fondo, e fornirà alla impresa certificazione attestante la finalità e l’entità del contributo.

L’impresa provederà ad inoltrare all’ufficio competente dell’impiego la richiesta dei contributi pubblici previsti dall’art. 5 comma 8 della L. 236 allegando copia dell’accordo sindacale e della certificazione del fondo.

Il fondo bilaterale nazionale provvederà a comunicare al Ministero del Lavoro l’elenco dei fondi regionali abilitati a certificare le provvidenze erogate ai fini di poter accedere ai suddetti contributi pubblici.

CONFARTIGIANATO C.G.I.L

C.N.A. C.I.S.L.

C.A.S.A. U.I.L.

C.L.A.A.I.

Roma, 20 luglio 1993


ALL. 3


SCHEDA INFORMATIVA

DATI STRUTTURALI


1. Denominazione:

2. Natura giuridica:

3. Capitale sociale: Lire

4. Sede legale: Prov. Cap.

Via:

Codice Fiscale: Partita Iva:

Telefono: Fax:

5. Settore di appartenenza:

6. Iscritta al tribunale di:

al numero: il

7. Iscritta alla camera di commercio di:

in data: al num.:

8. Iscritta all’ INPS provincia di: in data:

codice contributivo:

settore inquadramento:

9. Iscrizione all’albo delle imprese artigiane:

sede: data iscrizione: num.:

10. Attività svolta:

11. Data inizio attività:

12. Organico aziendale(*):

-media dell’ultimo semestre dalla decorrenza:

-alla data della richiesta n.:

-al semestre precedente dalla data di presentazione della richiesta n.:

-nel caso di trasferimento di azienda alla data del predetto trasferimento n.:

13. Organico nella\e varie unità produttive e uffici interessati alla contrazione dell’orario:

Unità prod. di: Prov. n.

Unità pròd. di: Prov. n.

Unità prod. di: Prov. n.

Ufficio di: Prov. n.

Ufficio di: Prov. n.

(*) Ivi compresi apprendisti e lavoratori assunti con CFL


ALL.4


DETTAGLIO DELL’ORARIO ORDINARIO

SETTIMANA-ORE
TOTALE

MESE
1
2
3
4
5
ORE-MESE
Gennaio
Febbraio
Marzo
Aprile
Maggio
Giugno
Luglio
Agosto
Settembre
Ottobre
Novembre
Dicembre
TOTALE ORE-ANNO

ALL.4/2



DETTAGLIO DELL’ORARIO ORDINARIO

Part-Time


SETTIMANA-ORE
TOTALE

MESE
1
2
3
4
5
ORE-MESE
Gennaio
Febbraio
Marzo
Aprile
Maggio
Giugno
Luglio
Agosto
Settembre
Ottobre
Novembre
Dicembre
TOTALE ORE-ANNO


ALL.5/1


DETTAGLIO DELL’ORARIO RIDOTTO CONCORDATO


SETTIMANA-ORE
TOTALE

MESE
1
2
3
4
5
ORE-MESE
Gennaio
Febbraio
Marzo
Aprile
Maggio
Giugno
Luglio
Agosto
Settembre
Ottobre
Novembre
Dicembre
TOTALE ORE-ANNO

FIRMA


ALL.5/2


DETTAGLIO DELL’ORARIO RIDOTTO CONCORDATO

Part-Time


SETTIMANA-ORE
TOTALE

MESE
1
2
3
4
5
ORE-MESE
Gennaio
Febbraio
Marzo
Aprile
Maggio
Giugno
Luglio
Agosto
Settembre
Ottobre
Novembre
Dicembre
TOTALE ORE-ANNO


ALL.6
                        Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Direzione Generale Ammortizzatori Sociali ed Incentivi all’Occupazione

Div. I


Scheda informativa per la determinazione del contributo di cui alla legge del 19.7.1993 n. 236 art. 5 commi 5,6,7 e 8

DITTA:…………………………………………. PERIODO RICHIESTO: DAL………………… AL……………….

CCNL APPLICATO: …………………………………………….

NUMERO ORDINE NOME E COGNOME DEL LAVORATORE QUALIFICA O LIVELLO RETRIBUZIONE LORDA ANNUA1 ORE ANNUE RETRIBUITE2 RETRIBUZIONE MEDIA ORARIA3 ALIQUOTA DI RIDUZIONE4 ORE DI RIDUZIONE RICHIESTE5 IMPORTO INTEGRAZIONE AL LAVORATORE6

TOTALE Euro:________________


Il Responsabile


FIRMA



Articolo 5 LEGGE N. 236/93- Contratti di solidarietà

1. La riduzione dell'orario di lavoro prevista nell'articolo 1, decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863, nonchè dal comma 5 del presente articolo, pur essere stabilita nelle forme di riduzione dell'orario giornaliero, settimanale o mensile.

2. I datori di lavoro che stipulino accordi ai sensi dell'articolo 1, decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863, con una riduzione dell'orario superiore al 20 per cento, beneficiano di una riduzione dell'ammontare della contribuzione previdenziale ed assistenziale da essi dovuta per i lavoratori interessati al trattamento di integrazione salariale. La misura della riduzione è del 25 per cento ed è elevata al 30 per cento per le imprese operanti nelle aree individuate per l'Italia dalla CEE ai sensi degli obiettivi 1 e 2 del regolamento CEE n. 2052/88. Nel caso in cui l'accordo disponga una riduzione dell'orario superiore al 30 per cento, la predetta misura è elevata, rispettivamente, al 35 e 40 per cento. La presente disposizione trova applicazione con riferimento alla contribuzione dovuta a decorrere dal 10 marzo 1993 e fino alla data di scadenza del contratto di solidarietà e comunque non oltre il 31 dicembre 1995.

3. Sino al 31 dicembre 1995 i periodi di integrazione salariale derivanti dall'applicazione dell'art. 1, decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863, non si computano ai fini dell'articolo 1, comma 9, primo periodo, della legge 23 luglio 1991, n. 223.

4. L'ammontare del trattamento di integrazione salariale corrisposto per i contratti di solidarietà stipulati nel periodo compreso tra il 10 gennaio 1993 ed il 31 dicembre 1995, h elevato, per un periodo massimo di due anni, alla misura del 75 per cento del trattamento perso a seguito della riduzione di orario e per lo stesso periodo all'impresa è corrisposto, mediante rate trimestrali, un contributo pari ad un quarto del monte retributivo da essa non dovuto a seguito della predetta riduzione.

5. Alle imprese non rientranti nel campo di applicazione dell'articolo 1 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863, che, al fine di evitare o ridurre le eccedenze di personale nel corso della procedura di cui all'articolo 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, stipulano contratti di solidarietà, viene corrisposto, per un periodo massimo di due anni, un contributo pari alla metà del monte retributivo da esse non dovuto a seguito della riduzione di orario. Il predetto contributo viene erogato in rate trimestrali e ripartito in parti uguali tra l'impresa e i lavoratori interessati. Per questi ultimi il contributo non ha natura di retribuzione ai fini degli istituti contrattuali e di legge, ivi compresi gli obblighi contributivi previdenziali ed assistenziali. Ai soli fini pensionistici si terrà conto, per il periodo della riduzione, dell'intera retribuzione di riferimento. La presente disposizione non trova applicazione in riferimento ai periodi successivi al 31 dicembre 1995.

6. Ai fini di cui al comma 5, l'impresa presenta istanza, corredata dall'accordo sindacale, agli uffici del Ministero del lavoro e della previdenza sociale competenti a norma dell'art. 4, comma 15, della legge 23 luglio 1991, n. 223; l'ammissione è disposta, con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, entro quarantacinque giorni dalla presentazione dell'istanza, ovvero dalla data di entrata in vigore del presente decreto, qualora l'istanza sia stata presentata in data ad essa anteriore e comunque fermi restando i trattamenti in essere.

7. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano anche a tutte le imprese alberghiere, nonché alle aziende termali pubbliche e private operanti nelle località termali che presentano gravi crisi occupazionali. Il Presidente del Consiglio dei ministri, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, d'intesa con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale e sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, forma l'elenco delle località termali cui si applicano le suddette disposizioni.

8. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano alle imprese artigiane non rientranti nel campo di applicazione del trattamento straordinario di integrazione salariale, anche ove occupino meno di sedici dipendenti, a condizione che i lavoratori con orario ridotto da esse dipendenti percepiscano, a carico di fondi bilaterali istituiti da contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale, una prestazione di entità non inferiore alla metà della quota del contributo pubblico destinata ai lavoratori.

9. Fino al 31 dicembre 1995, il requisito di ventiquattro mesi di cui all'art. 19, comma 1, della L. 23 luglio 1991, n. 223, è ridotto a dodici mesi. I trattamenti relativi ai dipendenti delle imprese beneficiarie dell'intervento straordinario di integrazione salariale da meno di ventiquattro mesi possono essere autorizzati nei limiti del complessivo importo di lire 95 miliardi con riferimento all'intero periodo di anticipazione.

10. Nel contratto di solidarietà vengono determinate anche le modalità attraverso le quali l'impresa, per soddisfare temporanee esigenze di maggior lavoro, pur modificare in aumento, nei limiti del normale orario contrattuale, l'orario ridotto determinato dal medesimo contratto.

11. Per i contratti di solidarietà già stipulati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ove le parti non provvedano a disciplinare la materia di cui al comma 10, pur provvedervi, su richiesta dell'impresa, l'ispettorato del lavoro territorialmente competente.

12. Il maggior lavoro prestato ai sensi del comma 10 comporta una corrispondente riduzione del trattamento di integrazione salariale ovvero del contributo previsto dal comma 5.

13. Alle finalità del presente articolo si provvede nei limiti delle risorse finanziarie preordinate allo scopo nell'ambito del Fondo di cui all'art. 1, comma 7. Le modalità di rimborso alle gestioni previdenziali interessate sono definite con i decreti di cui all'art. 1, comma 5.



ESTRATTO LEGGE N. 172/2002

Art. 3-bis.
Norma di interpretazione autentica in materia di assunzioni a termine


1. La disposizione di cui all'articolo 3, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, deve intendersi nel senso che il divieto ivi previsto di procedere ad assunzioni con contratti a termine presso unità produttive nelle quali sia operante una sospensione dei rapporti o una riduzione dell'orario con diritto al trattamento di integrazione salariale, che interessino lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a termine, non si applica nell'ipotesi di cui all'articolo 5, comma 5, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236.

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Allegati


Filcams CGIL Nazionale Via Leopoldo Serra,31 00153 Roma
http://www.filcams.cgil.it